Olio di palma: informazioni per l’uso

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Negli ultimi tempi si è molto parlato dell’olio di palma, in particolare da quando è diventato obbligatorio segnalarlo esplicitamente nell’etichetta dei prodotti alimentari, senza camuffarlo più nella dicitura generica “oli vegetali”. Ma di cosa si tratta esattamente e perché fa male?

L’olio di palma è l’olio vegetale più consumato al mondo, circa il 35% del totale. E’ presente in un gran numero di prodotti alimentari, in particolare nelle merendine e nei biscotti industriali, ma non solo. E’ utilizzato anche nel settore cosmetico, energetico e farmaceutico. Deriva da una pianta coltivata in Malesia e Indonesia e la sua diffusione è dovuta al fatto che ha un rendimento molto elevato rispetto allo spazio occupato, al contrario dell’olio di girasole o della soia. Grazie all’elevata quantità di grassi saturi, rende gli alimenti cremosi senza alterare i sapori e permette una conservazione più duratura. Dal punto di vista nutrizionale è senz’altro più salutare dei grassi idrogenati, un tempo molto utilizzati nell’industria alimentare. Allo stesso tempo, proprio come il burro, contiene una quantità molto alta di acidi grassi rispetto ad altri oli, questo vuol dire che, se assunto in quantità elevata, può portare a danni alla circolazione e al cuore. C’è da prestare una particolare attenzione nei confronti dei bambini, ossia quelli che consumano più spesso merendine e biscotti. A non esagerare nel consumo devono essere anche gli anziani, chi soffre di obesità e persone affette da problemi cardiovascolari.

Da non sottovalutare poi il problema ambientale. Il 70% delle foreste tropicali indonesiane sono state disboscate per fare posto alle coltivazioni di palma da olio e questo ha causato un danno enorme nei confronti delle specie animali che le abitavano e alla biodiversità tipica di queste zone. Per questo motivo, dal 2004 esiste la Rspo (Roundtable on sustainable palm oil), un’organizzazione internazionale che ha l’obiettivo di salvaguardare la sostenibilità ambientale e sociale. I criteri di certificazione che si leggono sul suo sito però sono piuttosto generici e non sono mancate alcune inchieste negli ultimi anni che hanno messo in luce come la deforestazione sia continuata anche in aree “certificate”. Questo ha portato il WWF , insieme ad altre associazioni, a creare maggiori controlli al riguardo e a fondare nel 2014 il Poig (Palm oil innovation group), che ha l’obiettivo di spezzare il legame tra produzione di olio di palma e deforestazione. Sempre in questo senso è nato il FONAP, un’associazione nata nel 2013 a cui hanno preso parte diverse aziende tedesche, svizzere e austriache, tra cui Kneipp (che ha come punto fondamentale della propria filosofia la sostenibilità ambientale), con l’obiettivo di promuovere una produzione sostenibile di olio di palma, rendendo il processo di produzione e di certificazione il più possibile trasparente e facendo un’intensa attività di comunicazione sullo stato dei paesi produttori e sugli sviluppi del settore.

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